dic 22 2012

Panetton de’ Panettoni

Natale 2012

Come da (recente) tradizione, ecco il mio piccolo augurio di buone feste a tutti quanti!

Fioretto personale per queste vacanze: mangiare meno e meno selvaggiamente degli scorsi anni.

Previsioni sulla riuscita del fioretto: non ce la faremo mai.


ott 31 2012

Monster’s Party – 31

Puff! Pant! Eccoci arrivati finalmente all’ultima puntata! Stasera è Halloween! E chi se frega, penserete voi a pieno titolo. In effetti neanche a me Halloween dice granché come festa, ma mi sono divertito molto a fare questi 31 disegni nonostante sia stata una faticaccia immane. Non avevo mai intrapreso un simile sforzo quotidiano prolungato e questa serie mi ha fatto capire che con un po’ di autodisciplina si può gestire un progetto simile senza rinunciare troppo alla vita sociale. Inoltre ho anche ripassato e in alcuni casi rivisto molti bellissimi film che non vedevo da molto tempo.

Comunque, oggi si parla di Saw – L’enigmista di James Wan perché è un raro caso di film moderno che unisce molte scene forti ad una brillante e mai sottotono sceneggiatura, con annesso colpo di scena finale. Uscito nel 2004, è la versione estesa di un cortometraggio con lo stesso titolo dell’anno prima, sempre diretto da Wan. Il film ha avuto così tanto successo che ha ridato vita al genere del torture-porn, cioè dei film in cui le torture più cruente non vengono risparmiate agli spettatori. Purtroppo il piatto era troppo goloso per lasciarlo in monopolio al solo Saw, quindi negli anni successivi sono usciti decisamente troppi film che usavano le torture come unico elemento d’interesse del film (come la saga di Hostel, per esempio), e facendo gli scongiuri pare che la moda sia un po’ scemata negli ultimi tempi. Fortunatamente, con una visione d’insieme dei 7 film della saga (ne hanno fatto praticamente uno all’anno), si può dire che le serie è sì scaduta di molto col passare degli anni, ma ha comunque mantenuto un minimo sindacale di dignità tenendo sempre come caposaldo identificativo il colpo di scena finale.

Bene, la mia maratona ottobrina è (finalmente!) finita. Domani sarò a rilassarmi e a spendere una fortuna a Lucca Comics, mentre dopodomani probabilmente farò un post riassuntivo dei post di tutta la serie.

Peace.


ott 30 2012

Monster’s Party – 30

Mancano solo due giorni ad Halloween e quindi riusciamo a fare un breve escursus anche degli horror degli anni 2000. Il panorama, ahimè, è abbastanza desolante: gli horror ai giorni nostri sono relegati ai fanatici del genere e ai teenager in cerca di emozioni forti. La cosa ancora più triste è che di fatto non esiste più il regista che ama il genere, bensì è pieno di registi che sfruttano la possibilità di farsi notare con horror a basso costo per poi possibilmente fare altro. Negli ultimi anni ho visto Drag me to hell di Sam Raimi e Scream 4 di Wes Craven, che sono molto carini, ma loro sono della vecchia guardia ormai. Mentre mi ha piacevolmente sorpreso Quella casa nel bosco, uscito quest’anno.

Questo panorama si limita però all’occidente, mentre per fortuna in Giappone e in Corea del sud il cinema di genere si muove con una creatività e un gusto (malato) che noi ci sognamo. Ovviamente anche da loro hanno il problema dei sequel merdosi, ma la produzione media è molto buona. Per questo ho scelto The ring (o come in originale, Ringu) come esempio dell’intero movimento, visto che poi qualche anno dopo gli americani se ne sono usciti con un remake che almeno ha avuto il merito di far conoscere l’originale giapponese al grande pubblico. Io ritengo che quello nipponico sia indiscutibilmente superiore a quello banalizzato da Gore Verbinski (il quale, per ricondurci al discorso di prima, veniva da “Un topolino sotto sfratto” e poi è finito a dirigere “Pirati dei Caraibi”).

Il film ha avuto in patria due seguiti, Spiral e Ring 2, un prequel, Ring 0: Birthday e poi ci sono i remake americani The ring e The ring 2, quest’ultimo diretto da Hideo Nakata, regista dell’originale giapponese.


ott 29 2012

Monster’s Party – 29

Torniamo a parlare di un maestro dell’horror come Wes Craven, che nel 1996 col suo Scream dà il via ad un’altra saga horror di grande successo, bissando il successo degli anni ’80 di Nightmare.

Questo film riprende il canovaccio classico di uno slasher movie (siamo in un periodo in cui questo tipo di film non è più in voga, in questi anni sono usciti Halloween 6 e Venerdì 13 9 e giustamente non se li è cagati quasi nessuno) aggiornato per i teenager moderni, dandogli un tono celebrativo e ultra-citazionistico: vengono continuamente citati i film dell’orrore classici nei dialoghi, nella sceneggiatura, nella regia ed ogni volta che viene inquadrata una televisione c’è qualcuno che sta guardando un film horror.

In questo modo il film ha il doppio pregio d’essere un buon horror e di riportare alla memoria del pubblico i film cult di 15 anni prima. La pellicola è quindi una festa fatta per avvertire il grande pubblico che l’horror non è morto e che con l’horror ci si può divertire un sacco, e questo viene dimostrato dal fatto che la saga composta ad oggi da quattro film sia prodotta dallo stesso team di autori, attori e regista e che tutti e quattro i film siano meritevoli d’essere visti. Fa infatti piacere sapere che nonostante qualche film oggettivamente poco riuscito il vecchio Wes nel 2011 non sia tornato alla sua saga più redditizia solo per rimpolpare il portafoglio, ma per dare agli spettatori finalmente un film che avesse un senso nonostante fosse il quarto della saga.

L’unica cosa che mi dispiace riguardo alla saga è che i titoli dei film non hanno nessuno sottotitolo come le altre saghe erano solite mettere (termini come “Returns”, “Revenge”, “Curse” sono abusatissimi), ma si intitolano semplicemente Scream, Scream 2, Scream 3 e Scream 4.


ott 28 2012

Monster’s Party – 28

Usciti indenni dai colorati anni ’80, ci imbattiamo nello psichiatra dalla dieta particolare Hannibal “The Cannibal” Lecter in Il silenzio degli innocenti.

Questo film cerca di essere un elemento di continuità con la filmografia dell’ultimo decennio e contemporaneamente si rifà ai canoni dei thriller classici alla Hitchcock. Infatti il film aggiorna il panorama cinematografico degli slasher introducendo il personaggio interpretato da Anthony Hopkins, ma mantiene una gestione della tensione e della paura basata più su quello che non si vede che sulla violenza mostrata.

Non è infatti un caso che la pellicola di Jonathan Demme abbia vinto nel 1992 l’Oscar come miglior Film, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale (è stato tratto da un romanzo di Harris), e per il genere horror credo questo sia un caso più unico che raro.

L’incantesimo del film perfetto non si è ripetuto però con i sequel, tratti da altrettanti romanzi dello stesso autore ma che sopperire a trame più inconsistenti e ad una regia molto meno sapiente hanno virato su una efferatezza molto più esplicita e, se vogliamo, anche gratuita. Per completezza, gli altri film della serie sono Hannibal, Red dragon e Hannibal Lecter – le origini del male, di cui solo il primo è ancora abbastanza buono (è girato da Ridley Scott), mentre gli ultimi due sono in realtà dei prequel piuttosto dimenticabili.


ott 27 2012

Monster’s Party – 27

Eccoci alla fine degli anni ’80. Oggi si parla di uno slasher-movie abbastanza atipico ma sufficientemente bizzarro per il periodo in cui è uscito, ed il motivo principale è che… beh, l’assissino è una bambola di nome Chucky, da noi uscito col nome La bambola assassina, diretto da Tom Holland. Considerando che proprio negli anni ’80 è cominciata l’era dei cartoni animati fatti per pubblicizzare giocattoli (e viceversa), si può leggere fra le righe una sorta di denuncia nei confronti di questa pratica puramente commerciale. L’idea era già usata in una scena abbastanza paurosa dell’ottimo film Poltergeist diretto da Tobe Hooper, ma lì erano degli spiriti maligni ad animare gli oggetti, mentre qui c’è l’anima di un assassino che dopo la morte si è trasferita nella bambola.

Il film riesce a dosare molto bene la suspance facendo intervenire il pupazzo dopo la metà film, mentre fino a quel momento aveva solo parlato al bambino protagonista, il quale ovviamente non trova nessuna comprensione da parte dei genitori che credono che lui si inventi tutto. L’eccentricità del film viene accompagnata da una forte dose di autoironia, che se fosse assente renderebbe la pellicola troppo ridicola, e dalla tensione che suscita questo bambolotto sboccato e ferocissimo.

Come gli altri più famosi slasher di questa decade, anche questo personaggio si è prestato bene ad una serie di sequel, i quali sono rimasti “abbastanza” guardabili in quanto hanno spinto sempre più verso l’umorismo e lo sceneggiatore Don Mancini ha scritto tutti i film della serie: La bambola assassina 2: Il ritorno di Chucky, La bambola assassina 3: E’ di nuovo in agguato, La sposa di Chucky e Il figlio di Chucky.


ott 26 2012

Monster’s Party – 26

Siamo arrivati nel 1987 con il film Hellraiser di Clive Barker. La storia di questo film è curiosa, il regista è prima di tutto un affermato scrittore horror, e si presta sporadicamente al cinema come regista e/o sceneggiatore. In questo caso il film è tratto proprio da un suo libro, “Schiavi dell’inferno”, e probabilmente pensando che in mani altrui sarebbe stato stuprato, ha deciso di sceneggiarlo e dirigerlo da solo.

Il film è fortunatamente riuscito in quanto riesce a riempire la semplicità della trama con delle trovate bizzarre e raccapriccianti e sviluppando un’estetica del dolore piuttosto inedita. Figura principale del film (anche se si prende molto più spazio nei film successivi) è Pinhead, il simpatico e puntuto custode della dimensione del dolore, che inquieta e affascina fin dalla prima inquadratura.

E’ curioso come questo film sia in realtà poco conosciuto nonostante faccia di diritto parte dei grandi horror anni ’80 e Pinhead sia diventato comunque un’icona del genere. Secondo me rimane un film da guardare, anche perché a distanza di 25 anni risulta invecchiato molto bene e non ha perso un grammo della sua forza visiva.

La serie si compone di 9 film, di cui i primi 8 sono più o meno ufficiali, in quanto Doug Bradley interpreta sempre Pinhead e Clive Barker è stato in qualche modo coinvolto nei progetti, mentre l’ultimo del 2011 ha introdotto una sorta di restyling della serie trovando la totale disapprovazione dell’autore.


ott 25 2012

Monster’s Party – 25

Ci avviciniamo alla fine degli anni ’80 parlando di un film per certi molto simile a La cosa: La mosca di David Cronenberg. Le somiglianze in effetti non sono poche: entrambi sono remake di film degli anni ’50 (in questo caso “L’esperimento del Dottor K” con il grande Vincent Price), entrambi sono per molti versi migliori degli originali, entrambi hanno degli effetti speciali meravigliosi e shockanti, sono entrambi diretti da due grandissimi registi e sono usciti a pochi anni di distanza.

La storia si sposa benissimo con la poetica e l’idea di cinema di Cronenberg: la metamorfosi e lo sfiguramento del corpo umano come metafora di disgregamento interiore appartengono fortemente alla sua cinematografia, escludendo probabilmente gli ultimi due o tre film girati.

La particolarità di questo film, e in un certo senso anche il lato più fastidioso e disturbante, è che si è portati a provare empatia per il protagonista fin dall’inizio, il classico uomo di scienza asociale che riesce però a trovare l’amore, mentre più il film avanza, più la trasformazione lo rende un mostro terribile costretto ad andare incontro all’inevitabile fine.

Piccola curiosità: questo film è stato prodotto da Mel Brooks, dio della commedia e autore di quel capolavoro comico che è Frankenstein Junior.

Il film ha avuto un sequel nel 1989, La mosca 2, il quale non è riuscito a replicare neanche lontanamente l’atmosfera ed il disagio causato dall’originale, ma ha invece pensato solo di ampliare le scene forti e disgustose.


ott 24 2012

Monster’s Party – 24

Arriviamo nel 1984 con una delle icone horror più famose di tutti i tempi: Freddy Krueger. Wes Kraven in realtà aveva già iniziato a farsi notare per film notevoli come Le colline hanno gli occhi, L’ultima casa a sinistra e Il mostro della palude, ma è solo con Nightmare – dal profondo della notte che fa il colpaccio, e la perfetta commistione tra horror puro e umorismo nero introducono al grande pubblico il grande Freddy e fanno eleggere Wes Kraven grande maestro dell’orrore.

Gli anni ’80, come ho già detto giorni fa, sono importantissimi per il genere perché immensi registi in quegli anni ci si sono cimentati e perché riuscivano ad esplorare nuove vie per insinuare della tensione in un pubblico sempre meno spaventabile senza per forza usare la violenza visiva o estrema. Inoltre, l’orrore era quasi sempre una metafora per comunicare qualcos’altro (vedi La cosa, per esempio).

Detto questo, la cosa che rende così apprezzabile questo film è che questo simpatico sgherro col guanto affilato, nonostante dovesse essere morto da anni, uccide solo attraverso i sogni delle vittime, la zona più intima di una persona per definizione. Beh, stando così le cose sembrerebbe facile sfuggirli: basta non dormire. Solo che dopo giorni senza sonno qualsiasi momento è buono per cadere dal sonno senza accorgersi e qui cominciano i problemi, perché diventa difficile capire cosa è la realtà e cosa il sogno.

Altra novità introdotta dal film è avere un assassino con una carisma esuberante e che in fondo si fa anche voler bene, il quale favorisce l’immancabile serie di sequels che questa volta stranamente sono pure belli. Quasi tutti, almeno. Probabilmente il merito è anche e soprattutto di Robert Englund, che vestirà i panni di Freddy per tutti gli 8 film che compongono la serie: Nightmare 2: La rivincita, Nightmare 3: I guerrieri del sogno, Nightmare 4: Il non risveglio, Nightmare 5: Il mito, Nightmare 6: La fine, Nightmare – Nuovo incubo e Freddy vs. Jason. Nel 2010 un poveretto che aveva nel curriculum videoclip di Justin Timberlake ottiene la commissione di fare il remake dell’originale e come prevedibile fa un pasticcio osceno. Gli effetti speciali, nonostante siano passati quasi 30 anni, sono più finti e inefficaci, per non parlare del make-up. Cioè, sono riusciti a fare QUESTO.


ott 23 2012

Monster’s Party – 23

Torniamo a parlare di Carpenter con La Cosa perché sono fortemente convinto che un film per essere un buon film horror deve per forza essere un buon film. E Carpenter sa girare meravigliosamente, anche in condizioni produttive disastrose. La cosa che apprezzo di più del regista è che in ogni suo film, anche quelli su commissione e anche quelli apparentemente meno riusciti, riesce a dare una continuità al suo messaggio che è sempre più alto delle trame e dei personaggi. La sua critica sociale, il condannare la società consumistica e che bada solo al sè anziché al collettivo nei suoi film si sposano benissimo in situazioni di estremo orrore come in melodrammi dai tratti retrò.

Siamo nel 1982 e Carpenter si trova a fare un film con un sacco di soldi grazie al successo dell’anno prima 1997: Fuga da New York. Il film che deve girare è un remake del classicone anni ’50 La cosa da un altro mondo, anche se riesce ad esserne superiore. Ci sono parecchie cose da dire di questa perla: innanzitutto è stato un mega-flop che ha inaugurato un’era fatta di difficoltà produttive per Carpenter. Era comunque intuibile: anche se al giorno d’oggi il film è stato largamente rivalutato, a quei tempi un film così cupo e pessimista venne rifiutato con forza dal grande pubblico in favore del più rassicurante ET L’extraterrestre. Effettivamente la visione di questo film non lascia sicuramente allegri e sereni, ma qualcuno in qualche modo doveva pur dirlo (anche usando un parassita alieno, perché no) che gli uomini sono stronzi.

Comunque, questo è anche film che si segnala anche per la colonna sonora di Ennio Morricone e per i meravigliosi effetti speciali, mai visti così fantasiosi e artigianali come in questo caso. Un film che va visto senza discussioni.